Newsletter

POLITICA - CAPITALISMO - FINANZA, UN MALE INGUARIBILE

di manlio marucci*

 

Quasi tutti gli economisti dei paesi capitalistici e ora anche dei paesi in forte sviluppo economico e finanziario, siano essi progressisti dell’area dei cd paesi ex socialisti o conservatori, concordano sul fatto che negli ultimi sessant’anni, anche dopo le recenti tempeste che hanno sconvolto il capitalismo finanziario a livello mondiale, i governi centrali hanno avuto a disposizione e hanno utilmente impiegato strumenti per controllare il livello di attività economica e impedire il manifestarsi di depressioni di una certa gravità.

 

L’idea che gli stati, attraverso le banche centrali, possano intervenire pesantemente sul mercato attraverso misure di intervento sulla spesa e sulla pressione fiscale, regolando l’afflusso di moneta, intervenendo soprattutto sul lato del sostegno al sistema bancario, ridurre la disoccupazione a livello molto inferiori a quelli registrati nel pieno delle passate depressioni, è stata da diversi anni accettata dagli economisti ortodossi e dai politici legati al sistema di governance liberista come la dimostrazione che il funzionamento del capitalismo fosse in pratica il migliore possibile.

 

E’ sicuramente vero che dopo la seconda guerra mondiale del secolo scorso non si sono verificate depressioni paragonabili a quella esplosa con la crisi del 2008 che ha sconvolto tutto il modello di sviluppo economico dell’occidente con ripercussioni sugli equilibri di tutto il sistema internazionale, ma ciò è avvenuto proprio perché economisti, politici e istituzioni sovrannazionali tra cui la BCE il FMI e FED si sono messi di concerto ad elaborare misure di controllo sulla spesa pubblica, fiscali e soprattutto di politica monetaria per regolare la crisi ogni volta che minaccia di esplodere. Forse è il caso di precisare come il forte debito pubblico che viene registrato da tutti i paesi avanzati, con particolare riferimento agli Usa – attraverso politiche di tipo keynesiano - è stato determinato da un enorme aumento della spesa pubblica destinata prevalentemente agli armamenti e ad alimentare guerre per il loro dominio egemonico . Avvalendosi della strutture finanziarie che elaborano modelli di intervento di finanza speculativa generano squilibri territoriali inceppandone il regolare sviluppo economico e sociale.

 

La teoria della controllabilità del livello di attività economica è valida per tali economisti indipendentemente dalla destinazione della spesa. Con il 30 per cento o più della popolazione mondiale che vive al di sotto della norma ufficiale di povertà con la necessità di costruire abitazioni a buon mercato, di controllare l’inquinamento e di aumentare drasticamente gli investimenti nei trasporti, nella ricerca, nella cultura, nella sanità e nel sociale, non sarebbero mancati gli obiettivi meritevoli di essere presi in considerazione. Il problema vero che la disoccupazione generata dalla recente crisi appare come una forma endogena al sistema e piuttosto di sottoporsi ad una concreta analisi storica, gli stessi economisti che si affannano a dare indicazioni rassicuranti non sono ancora riusciti ad elaborare una teoria coerente che parte dalle grande depressione degli anni trenta fino ad arrivare a quella strutturale di oggi.

 

Il fatto fondamentale da cui partire, troppo spesso dimenticato dagli studiosi di scienze economiche, politiche e sociali, che lavorano ognuno in un ristretto campo specializzato, è che il capitalismo moderno è un sistema globale che sovrasta ogni forma di intervento assunto dai singoli stati. Va fatto rilevare infatti che ciò che accade in una parte del sistema si ripercuote in qualche misura su tutte le altre economie.

 

Il problema allora è in quale misura il successo o involuzione dell’economia capitalistica mondiale sia determinato in questa fase dallo sviluppo dei paesi emergenti o dagli stessi Stati uniti. Indubbiamente da oltre sessanta anni è possibile sostenere che è stata la spesa militare come altre sovvenzioni verso i paesi

 

satelliti che ha impedito al mondo capitalistico di sprofondare in una nuova grande depressione . La ragione di fondo è che l’espansione dello sviluppo di tale sistema ha trovato un punto di arresto che oggi non trova una soluzione a livello internazionale ragionevole per rimettere in moto il meccanismo dello sviluppo, sostenibile e razionalmente accettato da tutti.

 

Il problema reale che gli economisti e i politici di professione dovrebbero affrontare ma che si rifiutano ostinatamente di affrontare è perché il capitalismo del XXI secolo abbia una così accentuata tendenza alla stagnazione da richiedere forme sempre più massicce di spreco pubblico e privato per continuare a funzionare . Fondamentalmente, la ragione di questo fenomeno – checche se ne dica - è stata spiegata in forma chiara e convincente da Marx più di centocinquanta anni fa quando scrisse: “ Il vero limite della produzione capitalistica e il capitale stesso”, ovvero: “che il capitale e la sua autovalorizzazione appaiono come punto di partenza e punto di arrivo, come motivo e scopo della produzione. Che la produzione è solo produzione per il capitale, e non al contrario e i mezzi di produzione non sono dei semplici mezzi per una continua estensione del processo di vita per la società dei produttori “(Il capitale vol.III) E oggi potremmo affermare che anche la finanza, il credito e tutto ciò che ruota intorno a questo processo è funzionale al sistema.

 

In altre parole, fino a quando le forze trainanti della produzione sono il profitto e l’espansione delle imprese che forniscono profitto, e fino a quando i redditi dei lavoratori sono contenuti precisamente allo scopo di rendere possibile l’aumento dei profitti e una più rapida espansione delle imprese, la crescita della capacità produttiva della società tenderà a superare la sua capacità di consumo. E se questa contraddizione è più profonda e dilagante oggi di quanto non lo fosse ai tempi di Marx, la ragione che il periodo che è trascorso da allora il processo di concentrazione del capitale – elemento inevitabile dello sviluppo capitalistico – è andato così avanti che i monopoli, la finanza strutturata, hanno oggi il potere di sfruttare non soltanto le classi sociali addette direttamente nei processi produttivi ma anche verso gli strati della società civile quali i ceti medi, quadri e dirigenti, allargando così il divario tra la ricchezza da un lato e la povertà dall’altro. Proprio quando esistono le condizioni oggettive, economiche, finanziarie e le risorse in grado di fornire ad ognuno – senza eccezione – i mezzi per una vita umana decente e dignitosa.

 

In queste circostanze la classe politica furbacchiona, gli economisti avveduti e i guru della finanza si sono addossati il compito di nascondere i fatti, di far apparire come controllabile ciò che è fuori di controllo, di razionalizzare un sistema che condanna centinaia di migliaia di milioni di uomini ad una vita di miseria e disperazione, che mette in pericolo attraverso la sua sfrenata dissipazione e violenza la stessa continuazione della vita sul nostro pianeta.

 

*(segretario generale federpromm-Cil)

 

Nascono in Sicilia le strutture locali dei Volontari per l’Italia

A quasi un mese dalla conclusione della competizione regionale, i Volontari per l’Italia ripartono dal risultato elettorale che, pur trattenendoli fuori da Sala d’Ercole, ha premiato l’impegno di attivisti e simpatizzanti con un congruo numero di voti.

Il percorso – è stato deciso dai dirigenti, dopo aver ascoltato la base – li vedrà in campo in occasione delle prossime amministrative, sempre con l’attenzione massima ai temi del riscatto dei Siciliani, sia pure senza velleità separatiste, ma all’interno di una più ampia politica di sviluppo economico.

Superata la fase calda delle elezioni, il VOI siciliano si sta dotando di una struttura estesa all’’intero territorio siciliano, attraverso la costituzione degli organismi politici provinciali e regionali.

L’esperienza siciliana dei Volontari per l’Italia, intanto, ha varcato lo Stretto e sta assumendo un volto calabrese con un gruppo di imprenditori e professionisti che stanno dando vita al VOI Calabria. Tutti insieme stanno per organizzarsi nelle struttura di base, in attesa di cimentarsi in una delle prossime tornate elettorali.

Intervista al Segretario Nazionale del "VOI" Sandro Scarfini

Pinsone: "Romeo ha ragione, la politica torni al servizio delle persone"

 

10 ottobre 2012 - "La campagna elettorale per le regionali

siciliane e, soprattutto, l'attività di chi lavorerà dentro le

istituzioni dopo il voto siano il primo esempio di come la politica può

essere ben diversa dalla ‘dittatura della democrazia' denunciata oggi

da monsignor Romeo, al quale va il mio personale ringraziamento per il

monito". Così Lucia Pinsone, candidata alla presidenza della

Regione di Voi (Volontari per l'Italia - Obiettivo Sicilia).

 

"Per parte mia, posso ricordare che il Voi - aggiunge Pinsone -

nasce proprio quale fulcro dell'aggregazione attiva di quelle istanze di

rinnovamento che si diffondono sempre più in Sicilia e nel resto

d'Italia".

 

 

Secondo la candidata di Voi "il compito che ci siamo dati, quindi,

va nella direzione auspicata dalla Cesi. Mi auguro che molte altre tra

le forze in campo si impegnino per un reale cambiamento".

 

"Vogliamo tornare - conclude Pinsone - a porre l'uomo al centro

della politica, utilizzando regole condivise di indubbia correttezza: la

politica deve tornare ad essere al servizio delle persone".

 

____________________________________________________________

 

ALLARME stanno uccidendo l’Italia............ - dal tavolo politico-letterario “Ernest Hemingway-Cadsociale”

 

 

ALLARME:

stanno uccidendo l'Italia,

hanno dimenticato l'amor di Patria,

stanno suicidando la democrazia

ROTTAMIAMOLI, prima che sia troppo tardi

 

Lo spread, l'arma dei turpi gnomi della finanza che hanno scatenato la

terza guerra mondiale, sta prevaricando la sovranità nazionale dei

Paesi europei e favorendo la colonizzazione finanziaria ed il predominio

della Germania sull'Europa; alla Merkel sta riuscendo ciò che non è

riuscito ad Hitler.

 

A questo aggiungasi il fatto che i nani della politica si sono

autoalimentati creando incontrollabili Stati nello Stato, pletore di

"inutili poltronifici" ed autoassegnadosi fondi ingentissimi

formalmente destinati a tutelare la democrazia.

 

Mentre l'economia reale langue ed aumenta la popolazione che non riesce

a mettere insieme il pranzo con la cena, affiorano in tutta la loro

vergognosa virulenza i baccanali ed i privilegi di un sistema privo di

morale. Si colpiscono i singoli non per educarne cento, ma per salvare

un sistema malato alla radice. Tutti sapevano, alcuni non restavano

silenti, ora è un blà, blà per salvare l'insalvabile.

 

Dal tavolo Hemingway-Cadsociale, dal Corpo Volontari Garibaldini

lanciano l'allarme: "stanno uccidendo l'Italia, hanno dimenticato

l'amor di Patria, stanno suicidando la democrazia". Fra la gente,

gente perbene, serpeggia l'idea di un potere unico ed assoluto che

chiuda "pro-tempore" tutti i portoni dei palazzi politici

(dalle Regioni a quelli romani) e rifondi lo Stato, la Patria con una

Assemblea Costituente che riconosca ai Comuni, il ruolo di vero baluardo

della partecipazione democratica, dove si sa tutto perché vicini alla

gente e dove l'elettore conosce i propri rappresentanti.

 

Al tavolo pur rifuggendo da una simile idea, temono che ancora una volta

una certa politica, quella dei sepolcri imbiancati, non saprà/vorrà

autoriformarsi e che la saggezza non prevarrà sul famelico egoismo. Al

tavolo Hemingway-Casociale, prima che il vento della protesta si

trasformi in tempesta, si uniscono a coloro che dicono:

 

"Rottamiamoli, rottamiamoli tutti."

Le persone pulite, i Garibaldini, i Volontari per l'Italia, ci sono,

sono tanti, sono la maggioranza del Paese. Vogliono fissare un tetto ai

meriti ed una soglia ai bisogni. Vogliono creare pari opportunità per

tutti. Vogliono sostenere l'economia reale, non quella parassitaria

della finanza.

Soprattutto, nella corsa della vita, aspetteranno gli ultimi per

arrivare assieme"

 

il

portavoce del tavolo Hemingway-Cadsociale-CVG

 

(Mario Guidetti)

Dall'enclave di Puianello, addì 08 ottobre 2012

 

_____________________________________________________________

 

 

AL MIO PRESIDENTE NELLA SPERANZA CHE POSSA DIVENTARLO PER TUTTI GLI ITALIANI

 

 

Carissimo Gerardo, ho aspettato qualche giorno a mandarti queste mie

riflessioni per lasciar scemare l'entusiasmo e l'emozione che,

sicuramente, hai vissuto dal 5 settembre. Sai che non avrei mancato

quell'incontro a Roma per nessun motivo, ho finalmente conosciuto le

splendide persone con cui ho parlato solo virtualmente per qualche mese.

Mi dispiace per Mario Guidetti ma conto di conoscerlo presto, sai che

sono seduta anch'io a quel tavolo!

Sei stato grande! Hai saputo trasmettere entusiasmo, motivazioni sociali

e tutto quanto potesse servire a far nascere un partito politico con le

basi caddiane, hai ampiamente dimostrato di essere quell'Andreotti

giovane che ti ho sempre detto che sei.

Adesso arriva la parte più difficile, più pesante dove dovrai

veramente dimostrare di essere quel leader che tutti si aspettano. Quel

giorno tu hai preso a nome e per conto nostro dei grandi impegni, ci hai

chiesto di cambiare l'Italia già a partire da una regione ben

difficile: la Sicilia.

Andreotti cominciò in un momento più facile, certo la situazione

economica era pesante ma c'era e ben visibile un futuro sereno, i

partiti politici avevano un senso dello stato ed era chiara la loro

posizione; oggi non è più così.

La situazione economica è ancora difficile e il disagio dilaga ma,

purtroppo davanti a noi non c'è più la speranza di un futuro. Tu hai

voluto e lavorato duramente per creare e far crescere il Cad, questo era

e deve essere il tuo sogno realizzato: solo dal Cad si può far crescere

il Voi, deve essere l'esempio a dimostrare che chi si presenta per il

Voi è diverso e lo ha dimostrato sul campo, oggi le parole non servono

più. Siamo subissati da parole, urla, progetti irrealizzabili e inutili

promesse elettorali.

Dobbiamo, e già lo stiamo facendo, essere unici, uniti nel progetto

sociale, il Cad deve crescere fare rete veramente, portare avanti

progetti, regione per regione, provincia per provincia e poi mettere

tutto insieme, unire le forze per trasformare questi progetti in

valanghe che cambino l'attuale gestione della cosa pubblica, non si deve

solo dire si può: lo si deve dimostrare e noi ne siamo capaci!

Il progetto di comunicazione che mi hai mandato ha delle validissime

fondamenta, sono le stesse che si usano normalmente nelle campagne

elettorali e nelle fidelizzazioni dei marchi e dei prodotti. Come pensi

che vengano fatte le comunicazioni elettorali: sapendo quali argomenti e

quale linguaggio usare. L'essere iscritti a delle associazioni,

frequentare o meno delle palestre, sapere in quale supermercato fai la

spesa, che tipo di vacanze fai, che radio ascolti: queste sono le

informazioni che involontariamente diamo alle società di raccolta dati,

può sembrare banale ma da queste informazioni si preparano le

comunicazioni e si può arrivare a farle quasi a livello personale.

Non voglio tediarti con dei concetti di marketing, ti dico solo che

tramite il Cad, si possono avere gratuitamente e senza sforzi

(sopratutto senza fare lotterie che possono solo offendere chi si

candida).

E' il Cad lo strumento, il mezzo più giusto e adatto per far crescere

in maniera esponenziale il Voi, non fermarti alle apparenze, hai intorno

a te professionalità, fiducia e disponibilità.

Fermati, guardati intorno, organizzati con gli occhi ben aperti e

rivolti al futuro, al futuro più grande a cui tu possa pensare, avrai

sempre tempo per ridimensionarti. Ricordati però che solo una rete ben

organizzata e che sappia fare il suo dovere potrà aiutarti a realizzare

il tuo sogno e quello di chi sta credendo in te, mettendoci tempo,

lavoro, professionalità.

Con affetto

 

Enrica

 

 

_____________________________________________________________

 

L'hanno definita una 'rivoluzione silenziosa' quella che ha portato l'Islanda alla riappropriazione dei propri diritti.

 

ISLANDA: Una rivoluzione messa a tacere...

 

 

Gli islandesi si sono ribellati contro il proprio governo, chiedendo di

non pagare il debito delle banche

di Juan Manuel Aragüés

Ciò che non appare nei media, non accade. Questa è la massima che si

deve applicare allo strano caso dell'Islanda. Sì, l'Islanda.

 

 

L'Islanda dovrebbe essere notizia, titolo principale dei giornali.

Perché? Bene, perché in Islanda, la gente è scesa per le strade,

pentola in mano, per mostrare la sua radicale opposizione al suo

governo. E la mobilitazione dei cittadini non solo ha provocato due

crisi di governo, ma ha imposto un processo costituzionale, la stesura

di una nuova Costituzione per evitare il ripetersi di situazioni simili

come quelle che si sono verificate nel corso di questa crisi globale.

 

 

Quali sono queste situazioni?

Le tre principali banche islandesi si lanciarono, protette dal

neoliberismo rampante, in una politica di acquisto di attivi e prodotti

al di fuori dei loro confini. Come è successo con molte banche, quei

prodotti sono risultati spazzatura, di quella che a Rodrigo Rato

sembrava una stupenda scommessa finanziaria quando era direttore del

FMI, che ha portato queste istituzioni alla bancarotta per i loro

debiti in Olanda e Gran Bretagna. Il governo islandese ha provveduto a

nazionalizzare le banche e ad assumersi i loro debiti.

Questo ha significato che ogni cittadino dell'Islanda si ritrovasse con

un debito di 12.000 euro. Come accade in tutto il mondo, la cattiva

gestione degli enti privati, deve essere supportata dalle istituzioni

pubbliche e, quindi, dalla cittadinanza nel suo insieme.

 

 

La differenza è che i cittadini islandesi, di fronte allo scandalo

della situazione- scandalo che è paragonabile a quello che succede in

tutti i paesi occidentali- si sono ribellati contro il loro governo.

Così, sono scesi in strada, chiedendo di non pagare il debito degli

altri. Altri che quando non hanno profitti non si ricordano dei

cittadini e degli stati, ricorrono ansiosi ad essi quando si trovano in

situazioni d'emergenza. Il governo, che ha insistito per pagare il

debito, sotto la pressione fatta dal FMI e dei governi olandesi e

britannici, si è visto costretto a convocare un referendum, nel quale

il 93% della popolazione si è rifiutata di pagare il debito di altri.

 

 

Questo ha causato una crisi politica di profonde dimensioni che ha

condotto a due crisi di governo e alla creazione di una commissione di

cittadini incaricati di scrivere una nuova Costituzione. Gli islandesi

si sono stancati di essere presi in giro ed hanno deciso di prendere il

loro destino nelle proprie mani.

 

 

Il caso è sorprendente. Ma forse più sorprendente è che questo

processo, che si sta verificando in questi due ultimi anni, e che è in

pieno fervore, con un'offensiva del Partito Conservatore per dichiarare

illegale il processo costituente (che paura che hanno i conservatori

della forza dei cittadini!!), che questo processo, insisto, non ha

meritato neanche un solo commento sui mass media.

Quando i vulcani d'Islanda sono scoppiati mesi fa, le sue ceneri hanno

coperto l'Europa ed hanno causato un enorme caos aereo. Probabilmente,

il timore che le ceneri del vulcano politico islandese provocasse

effetti sociali in Europa è una spiegazione plausibile per questo

silenzio. L'effetto contagio, lo abbiamo visto nel Magreb, è una delle

caratteristiche della società mediatica.

 

 

Gli islandesi ci mostrano un cammino diverso per uscire dalla crisi.

Tanto semplice come dire basta e ricordare che la politica, e chi la

esercita, devono essere al servizio della cittadinanza e non degli

interessi di entità private la cui voracità, egoismo, mancanza d'etica

(vedasi il caso dei recenti bond per 25 milioni di euro a direttivi del

Cajamadrid) è all'origine di questa crisi.

In Islanda è stato adottato l'ordine di fermo contro i dirigenti delle

entità in questione. In Islanda, mettendo in un angolo i partiti

impegnati a sottomettersi ai diktat dei mercati, la cittadinanza è

diventata protagonista.

Gli islandesi l'hanno detto chiaro: che il debito lo paghi chi lo crea,

che la crisi la paghi chi l'ha prodotta.

 

 

Da svendita dell'azienda alla vendita d'auto con Alemanno Acea è una barzelletta

 

 

Non abbiamo mai avuto dubbi, c'è il rammarico che purtroppo, c'è poco

da ridere.

Sandro Scarfini

 

http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/08/02/news/con_alemanno_acea_una_barzelletta_le_polemiche_sui_dirigenti_assenteisti-40245033/

 

 

"Da svendita dell'azienda alla vendita d'auto

con Alemanno Acea è una barzelletta"

Il consigliere Pd Stampete:"L'ad Staderini lasci l'incarico".

La deputata democratica Argentin:"Il commercio di autoveicoli

rientra nei compiti della multiutility?"

La perquisizione e il sequestro di fascicoli nella sede centrale di Acea

 

"Con Alemanno Acea diventa una barzelletta". Pioggia di

polemiche (e sarcasmo) dall'opposizione dopo la denuncia di due

dirigenti della multiutility capitolina accusati per peculato, truffa e

falso. "Il sindaco voleva svendere l'Acea - commenta il consigliere

Pd Paolo Masini - Fortunatamente non c'è riuscito. Ma forse per provare

a fare ugualmente cassa due altissimi dirigenti voluti

dall'amministratore delegato Marco Staderini provavano a vendere auto in

un concessionario a Tor Cervara durante l'orario di lavoro".

 

Rincara la dose la deputata democratica Ileana Argentin, membro della

commissione Affari sociali della Camera. "Non sapevamo che fosse

mission dell'azienda - dichiara in una nota - quella di vendere

automobili, insieme all'energia e alla gestione del servizio idrico. Ma,

dopo aver appreso di un membro della banda della Magliana consulente

alle Politiche sociali del Campidoglio, di due ex Nar all'Ama e

all'Atac, ci siamo rassegnati a queste istrioniche assunzioni nella

gestione delle aziende capitoline controllate dal sindaco. Che stanno

contribuendo a sfasciare la credibilità dei servizi pubblici locali

della Capitale".

 

Chiede la testa dell'amministratore delegato, invece, il consigliere

comunale Pd Antonio Stampete: "Le bollette pazze, i titolo a picco,

i soldi spesi

 

contro il referendum per l'acqua e l'azienda sempre meno competitiva -

afferma - avrebbero indotto da tempo gli azionisti a sollevare

dall'incarico un ad come Staderini. Lo scandalo odierno nel quale è

responsabile dell'assunzione dei due dirigenti assenteisti è una

vergogna che nasconde la probabilità di una nuova Parentopoli. Non ci

sono più scuse. Staderini lasci l'incarico e faccia posto a chi vuole

riportare Acea tra le eccellenze del sistema industriale

italiano".

 

 

_____________________________________________________________

 

Una sana lettura..

 

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La

sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei

limiti della Costituzione. La Repubblica riconosce e garantisce i

diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni

sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei

doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Tutti

i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla

legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di

opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della

Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che,

limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini,

impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva

partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica,

economica e sociale del Paese. La Repubblica riconosce a tutti i

cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano

effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere,

secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una

funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della

società. La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le

autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più

ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della

sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento. La

Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche. Lo Stato

e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e

sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le

modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono

procedimento di revisione costituzionale. Tutte le confessioni religiose

sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose

diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri

statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di

intese con le relative rappresentanze. La Repubblica promuove lo

sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il

paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto

internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello

straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei

trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo

paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla

Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della

Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa

l'estradizione dello straniero per reati politici. L'Italia ripudia la

guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come

mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in

condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di

sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la

giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni

internazionali rivolte a tale scopo. La bandiera della Repubblica è il

tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di

eguali dimensioni.

 

Alessandra Lattuada

 

 

______________________________________________________________

 

Terra “infelix”: in aumento i tumori mammari tra donne under 40

 

 

Cresce in modo "significativo" il numero dei tumori mammari in

Campania. Questo il dato che emerge dal libro bianco ‘Campania, terra

di veleni' di Antonio Giordano, ricercatore e direttore dello Sbarro

Institute for cancer research presso la Temple University e di Giulio

Tarro, primario emerito dell'ospedale Cotugno di Napoli, realizzato in

seguito a uno studio finanziato dal governo federale americano. Nel

volume, gli autori pongono l'accento sulla correlazione tra l'incremento

delle malattie tumorali e lo smaltimento di rifiuti tossici. Secondo i

dati riportati nel volume, edito da Il Denaro, tra il 2000 e il 2005

sono stati 40mila i casi di tumori non censiti di cui il 15% tra donne

al di sotto dei 40 anni. Una ricerca che e' stata successivamente

ampliata fino ad arrivare al 2008. Di prossima pubblicazione, come

spiegato da Giordano, un ulteriore lavoro in cui si evidenzia come i

tumori mammari siano in crescita "soprattutto" tra donne di

eta' compresa tra i 30 e i 35 anni e, dunque, come sottolineato,

"in eta' pre screening". "Trent'anni di camorra e di

rifiuti tossici non correttamente smaltiti - ha spiegato Giordano -

costano alle zone di Napoli nord e di Caserta Sud un indice di

mortalita' del 9,2% in piu' fra gli uomini e del 12,4 per cento per le

donne". Uniche soluzioni "possibili" secondo gli autori,

la bonifica e la prevenzione. "La mancanza di interventi di

bonifica sul territorio - ha aggiunto il ricercatore - non ci consente

di conoscere le tipologie di prodotti sversati e di conseguenza

impedisce di capire che azioni mettere in campo". La Campania

descritta e raccontata da Giordano e' quella di "un laboratorio di

cancerogenesi a cielo aperto, un laboratorio che consente di lavorare

direttamente sull'uomo, bypassando gli studi sugli animali". Una

situazione che e' alimentata, secondo il ricercatore campano, emigrato

negli Stati Uniti, "da tecnici e politici che continuano a negare

il nesso di causalita' tra i due fenomeni e da brillanti oncologi che

continuano ad affermare che non c'e' allarmismo". Rifiuti che in

Campania rappresentano un'emergenza dal 1994, venti anni in cui, come ha

evidenziato Ignazio Marino in un videomessaggio, "nulla e' cambiato

e in cui sono state accumulate oltre 6 milioni di ecoballe. Siamo

davanti - ha aggiunto l'esponente del Pd - a una sfida epocale per tutto

il Paese perche' la Campania e Napoli sono un patrimonio del Paese e non

soltanto responsabilit...' di alcune Regioni o amministrazioni". Al

Governo l'appello di Marino affinche' "si agisca tutti insieme con

grande responsabilita' e partecipazione dei cittadini".

EDUARDO SCOGNAMIGLIO

 

_____________________________________________________________

 

 

 

In un momento così delicato della nostra storia, in un momento di crisi dei valori, della cultura e dell’economia italiana, vi invito a ritrovare il coraggio di reagire, con fierezza di uomo e di cittadino, per trasformare i problemi in sognii sogni in obiettivi e percorrere insieme un sentiero comune, che dovrà portare al benessere collettivo nella nostra amata Italia.

Non è possibile che chi è stato causa del “disastro nazionale” ci dia ancora consigli sul modo di governare il Paese. Per loro c’è una sola risposta:

 

“TUTTI   A  CASA”


Ho pensato, quindi, di costituire, insieme ad altri amici, tutti concretamente desiderosi di voltare pagina, un “Movimento politico” fatto da volontari, distante dalla casta e da tutti i partiti (di sinistra, di centro e di destra). 

Abbiamo tutti consapevolezza che l’altruismo e la giustizia sociale, la pace, la salvaguardia dell’ambiente, la cooperazione tra i popoli e l’aiuto verso i più deboli, non fanno parte di una singola ideologia, filosofia o religione, ma sono patrimonio comune di tutti gli uomini altruisti e di buona volontà. Dobbiamo quindi  mettere in primo piano solo le cose che uniscono (altruismo sociale e salvaguardia del pianeta) e in secondo piano tutte le singole ideologie, in modo che si possa raggiungere una “massa critica unitaria” in grado di incidere realmente nella gestione del sistema.

I nostri sostenitori devono riscoprire la propria identità, nella comunione di idee con altri cittadini (diversi per cultura, lavoro, età, interessi, ideologie) accomunati intorno ad un unico forte obiettivo: salvare la nostra terra, rimetterla nelle mani dei suoi legittimi figli, uscire dalla solitudine e dall’isolamento!”

Con la certezza che siamo tutti stanchi di stare ad aspettare inermi, Vi invito quindi a partecipare con l’adesione, con la diffusione, con le attività e  con l’impegno in prima persona, al “Movimento Politico” ( pensato, costituito e proposto per tutti noi) e, da oggi,

 

 

PROCEDERE  UNITI PER IL RISCATTO